Regionali 2010: la mobilitazione finale fra piazza e web
Domenica prossima si vota per eleggere i nuovi governatori e i nuovi consigli regionali. Forse, dopo due mesi passati a parlare di liste, di intercettazioni, di censura televisiva, di festini, di droga e di escort, è venuto il momento di dire qualcosa anche sulle 13 regioni che vanno al voto, su come sono state amministrate, su come sono cambiate in questi cinque anni. Per questo, con l’aiuto della Fondazione David Hume, abbiamo preparato il dossier che trovate in questo numero speciale della «Stampa». Un dossier in cui abbiamo simulato delle «olimpiadi» fra regioni, facendole gareggiare nelle principali materie su cui le amministrazioni regionali hanno responsabilità dirette o indirette: la sanità, innanzitutto, che assorbe il grosso dei bilanci regionali, ma anche l’assistenza, il turismo, l’edilizia, la sicurezza sul lavoro, l’amministrazione.
Che cosa ne è venuto fuori?
Innanzitutto una graduatoria della virtù, che mostra l’enorme distanza fra le regioni che funzionano e quelle che non funzionano. Fra le prime eccellono le «magnifiche quattro»: Lombardia ed Emilia Romagna, innanzitutto, perennemente impegnate a contendersi il posto di prima della classe, ma anche Veneto e Toscana, che vengono un po’ dietro le prime della classe, ma a loro volta staccano le altre regioni virtuose (Piemonte, Umbria e Marche). La Lombardia, in particolare, è l’unica regione che - in campo sanitario - è progredita sia sul versante soggettivo (soddisfazione dei pazienti), sia su quello oggettivo (capacità di attrarre pazienti da altre regioni). Le «magnifiche quattro», due stabilmente governate dalla destra (Lombardia e Veneto), due stabilmente governate dalla sinistra (Emilia Romagna e Toscana) sono la dimostrazione migliore che il buon governo non ha colore politico.
foto: giuliano
