RIFORME ISTITUZIONALI E RAPPRESENTANZA POLITICA NELLE REGIONI ITALIANE

Alessandro Chiaramonte e Giovanni Tarli Barbieri (a cura di) (2007) Riforme istituzionali e rappresentanza politica nelle regioni italiane. Bologna: il Mulino, pp. 296

Il volume, frutto di una collaborazione fra costituzionalisti e politologi, ricostruisce i passaggi istituzionali che hanno condotto all’attuale sistema di governo regionale, ripercorrendo le tappe fondamentali del processo devolutivo italiano. Dalla fine della II Repubblica in poi, la fisionomia delle istituzioni locali ha vissuto una fase di costante rinnovamento. I primi accenni al dibattito, attorno alla revisione della legge elettorale, presero avvio all’indomani della stagione referendaria del 1993, ma la prima vera innovazione venne introdotta nel 1995 con l’approssimarsi delle elezioni regionali. Proprio dalla legge 45/1995 è scaturita, infatti, la riforma introdotta con la legge costituzionale 1/1999 che ha modificato l’assetto istituzionale delle regioni, conferendo loro un autonomo potere statutario e una capacità, «seppur limitata», di intervento in materia elettorale.

Dopo una approfondita analisi degli statuti vigenti, gli autori trattano diffusamente gli effetti immediati, e per ciò stesso parziali, assieme alle evidenti complessità e storture della riforma. Il bilancio che ne deriva pone alcuni significativi elementi (l’elezione a suffragio universale e diretto del presidente, l’offerta politica e il ricorso al voto di preferenza) quale paradigma di studio rilevando, nella sostanza, lo scarso grado di autonomia che ancora contraddistingue la competizione regionale dalla politica più strettamente nazionale. Grazie all’introduzione di alcuni significativi miglioramenti (elezione diretta del presidente, assegnazione del premio di maggioranza e soglie di sbarramento) il nuovo sistema elettorale ha certo avuto il merito di traghettare l’Italia verso il sistema bipolare, ma la semplificazione della competizione, le scarse soglie di sbarramento opposte ai partiti in coalizione e il permanere del voto di preferenza hanno prodotto un sistema ad alto tasso di frammentazione. Le grandi coalizioni, infatti, hanno assunto le goffe sembianze di unioni a tempo determinato, cui scopo evidente è spesso la sola convenienza politica. Come precisano gli stessi autori, la raccolta curata da Chiaramonte e Barbieri resta purtroppo un mero esercizio empirico anche a causa del limitato lasso di tempo preso in esame. Capace, ad ogni modo, di fornire uno strumento valido a comprendere, anche alla luce dei prossimi risultati elettorali, le evoluzioni costanti e i trend che caratterizzano le istituzioni locali. Intanto, «chi si era atteso che all’introduzione di una più ampia autonomia statutaria sarebbe corrisposto un significativo aumento dell’indipendenza fra autorità regionale e nazionale, è certo rimasto deluso». (Alexandra Javarone)