Una poltrona per due? Lo scontro tra Berlusconi e Fini nelle pagine della stampa

I. Diamanti, “Pdl, il partito senza terra”, in Repubblica.it

C' È LA tendenza - e la tentazione - di trattare il conflitto fra Berlusconi e Fini come un caso "personale". L' ultimo episodio di una lunga "guerra di successione" (come ebbe a definirla Adriano Sofri). D' altronde, in questa democrazia personalizzata, non può sorprendere che i conflitti politici abbiano retroscena personali - e viceversa. Tuttavia, gli argomenti critici espressi da Fini a sostegno della propria minaccia difficilmente possono essere considerati "personali". Perché sono politicamente fondati. E, al tempo stesso, percepiti - e condivisi - in ampi settori del Pdl con inquietudine. L' egemonia della Lega sulla coalizione. Ma soprattutto, la debolezza del Pdl e il suo squilibro territoriale crescente. Non sono invenzioni polemiche. Soprattutto oggi, dopo il voto regionale. Non a caso - e non per gusto della provocazione - Bossi ha dichiarato l' intenzione della Lega di esprimere il futuro premier, nel 2013. Fra i propri leader. Interni o di riferimento (un nome a caso: Tremonti). La polemica sollevata da Fini, anche per questo, contribuisce a svelare quante difficoltà abbiano prodotto i risultati delle elezioni regionali nel Pdl.

Anche se la ri-conquista di 3 regioni importanti, come la Campania, il Piemonte,e il Lazio, ha indotto ad attribuire la vittoria al centrodestra, nell' insieme. E, dunque, al suo leader. Al premier. Che da sempre fanno tutt' uno. Tuttavia, il voto ai partiti ha sancito un evidente insuccesso del Pdl. Si tratta di un aspetto già osservato da altri analisti (per primo, dall' Istituto Cattaneo). Eugenio Scalfari, domenica, vi si è soffermato a lungo.Il Pdl, in valori assoluti, anche considerando la Lista Polverini in provincia di Roma, ha perso consensi, rispetto alle europee del 2009 (2.600.000) e alle regionali del 2005 (400.000). In termini percentuali, siè attestato sui valori del 2005. Cioè: il più basso della seconda Repubblica, considerando tutte le elezioni dal 1994 fino ad oggi. (Si veda, al proposito, l' articolo di Luigi Ceccarini su Repubblica.it). Il buon risultato della Lega ha - in parte - compensato queste difficoltà. E le ha - in parte - acuite. Perché ha aumentato in misura rilevante il peso leghista. Nell' alleanza con il Pdl, infatti, nel 2005 la Lega rappresentava il 16% dell' elettorato, nel 2009 il 24%, oggi il 29%. Il fatto che fino al 2006 l' alleanza di centrodestra comprendesse anche l' Udc, peraltro, riduceva la forza contrattuale della Lega. (Che, anche per questo, considerava i neodemocristiani degli intrusi e dei nemici).