Il governo Berlusconi tra campagna permanente e voto europeo 2009

Coniata nei primi anni ’80 da Sidney Blumenthal in riferimento al caso statunitense, l’espressione “campagna permanente” designa l’affermarsi di una nuova modalità di relazione tra governo e cittadini nella costruzione e gestione del consenso. In particolare questa teoria spiega come durante l’intero mandato l’azione di governo punti a coniugare in un unico processo l’attuazione di politiche pubbliche e la realizzazione di strategie comunicative, al fine di definire un clima d’opinione favorevole alla riconferma dell’incumbent. Per quanto riguarda il caso italiano, la campagna permanente si è invece sviluppata in maniera peculiare, amplificando il ricorso sistematico a pratiche di promozione e di controllo dell’opinione, senza che queste fossero connesse alla realizzazione del programma di governo. Strutturata in questo modo la campagna permanente italiana ha comportato, negli ultimi due cicli elettorali, la costruzione di un clima di opinione contrario al governo in carica ed ha finito per avere dei risultati opposti rispetto a quelli attesi: invece di incrementare la credibilità del governo ha contribuito a delegittimarlo, invece di favorire la stabilità con la conferma dell’incumbent, ha facilitato l’alternanza premiando il challenger. A partire dal 2008, tuttavia, qualcosa sembra essere cambiato. I primi dati relativi all’azione del nuovo governo Berlusconi (IV) mostrano un consenso intorno all’esecutivo mai registrato in precedenza che non è stato intaccato dai primi test elettorali, ma ne è semmai uscito rinforzato. Partendo da queste considerazioni e concentrandosi sull’appuntamento elettorale europeo, la ricerca si propone di verificare se l’attuale idillio tra Berlusconi e gli elettori debba considerarsi frutto di una situazione contingente, oppure se si fondi su basi nuove che coniugano un’efficace azione di governo ad un’altrettanto valida campagna comunicativa. In questa prospettiva il lavoro intende concentrarsi sulla ricostruzione dell’azione dei primi dodici mesi di governo (provvedimenti di legge e campagne di comunicazione); sulle strategie di going public e di news management attuate da Berlusconi (dall’emergenza rifiuti a Napoli all’emergenza terremoto all’Aquila); sulla modalità di conduzione della campagna elettorale europea da parte del Pdl, approfondendo la relazione tra governing e campaigning nel contesto politico nazionale.

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