Troppo diversa e troppo uguale. La campagna presidenziale di Hillary Clinton tra genere, cultura e politica

Franca Roncarolo, Troppo diversa e troppo uguale. La campagna presidenziale di Hillary Clinton tra genere, cultura e politica, paper presentato al Convegno “Donne leader politiche: gli stereotipi di genere nell’opinione pubblica e nella rappresentazione mediatica”, Università di Bologna, 13 Novembre 2009.

La candidatura di Hillary Clinton a Presidente americano nella campagna elettorale 2008 riveste particolare interesse per chi voglia esplorare il problema della leadership in una prospettiva di genere. In positivo, perché è stata la prima donna candidata alla presidenza degli Usa ad affermarsi come front runner dalle ottime possibilità di successo, incrinando in misura significativa il “soffitto di cristallo” e stabilendo uno standard dal quale sarà difficile tornare indietro. In negativo, perché – malgrado abbia superato alcuni dei limiti che hanno tradizionalmente indebolito le candidature femminili – è stata comunque vittima di vari e assai significativi bias di genere che hanno contribuito a rendere più difficile la sua sfida. Un ulteriore elemento d’interesse deriva poi dal fatto che la sfida della prima candidata alla Presidenza americana con autentiche chances di successo si è realizzata – ed è risultata perdente – nel quadro di una competizione insieme particolarmente difficile e innovativa. Non si può dimenticare, infatti, che la campagna presidenziale 2009 è stata segnata da forti elementi di crisi e intense domande di cambiamento politico doppiamente interessanti ai fini di una ricerca su donne e leadership. Da un lato perché la crisi e la domanda di cambiamento politico hanno aperto finestre di opportunità inedite per attori tradizionalmente esclusi dal livello più alto della competizione in quanto “diversi” per genere o appartenenza. Dall’altro lato, proprio perché – malgrado fosse inizialmente più forte – la candidatura femminile è risultata in ultimo sconfitta dall’operare congiunto di vari fattori.
Il paper che qui si presenta intende offrire un contributo all’approfondimento di queste tematiche discutendo la campagna presidenziale di Hillary Clinton sia dal punto di vista delle evidenze empiriche fornite dalle prime ricerche condotte da studiose americane che in prospettiva teorica.
Dopo una brevissima introduzione sul rapporto fra donne e leadership negli Stati Uniti, nella prima parte si ricostruiranno i tratti essenziali del coverage riservato alla candidatura di Hillary Clinton a) verificandone la consistenza, b) analizzandolo in riferimento alle principali dimensioni messe in luce dalla letteratura sugli stereotipi di genere e c) valutandolo in riferimento al concetto di “double bind” che ha il merito di evidenziare il doppio ordine di difficoltà con cui deve misurarsi ogni candidatura femminile a ruoli tradizionalmente associati alla sfera maschile.
Quali siano stati gli orientamenti dell’opinione pubblica nei confronti della candidatura di Hillary Clinton sarà invece oggetto d’analisi nella seconda parte del saggio, in cui si prenderanno in esame gli elementi messi in luce dall’analisi dei sondaggi in riferimento all’eventuale presenza di bias di genere. Centrale, in questa parte, insieme al concetto di “double bind”, sarà quello più generale di “clima d’opinione” che rimanda ai processi cognitivi di organizzazione delle aspettative politiche in cornici unificanti di senso.
Nella parte conclusiva si discuterà infine la sconfitta subita da Hillary Clinton, suggerendo la possibilità che gli ostacoli incontrati dalla senatrice democratica nel tentativo di ottenere consensi durante le presidenziali 2008 siano da porsi in relazione – oltre che a tratti soggettivi e alle difficoltà di genere già evidenziate – anche alle aspettative di cambiamento diffuse fra il pubblico e nei media. Più precisamente, si suggerirà l’ipotesi che proprio la scelta – almeno in parte obbligata – di insistere sulle risorse di esperienza che avrebbero potuto farne il “miglior Presidente” abbiano gettato sulla senatrice democratica l’ombra sfavorevole del “politico di professione”, interprete più del passato che del futuro, e incapace di rispondere allo spirito dei tempi dando voce all’esigenza di cambiamento. Di estremo interesse appare a questo proposito il fatto che alla sconfitta della prima donna a lungo front runner, si sia accompagnata la selezione di un leader caratterizzato da uno stile di leadership per molti aspetti in sintonia con quelli che la letteratura individua come i tratti del modello femminile, ma anche per varie ragioni più in grado di attrarre il favore dei media.

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